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Ricardo Cases – El porqué de las naranjas

El porqué de las naranjas
Le meccaniche del caos

Ho visto un fiume a Parigi/ vicino alla torre grigia/ ho visto un ombrello guasto/ tutti i meccanismi
(Antònia Font)

All’inizio si pensa alla realtà come ad una sequenza di eventi caotici e sregolati. Una sorta di sventura priva di logica, imprevedibile e disordinata. Se le cose hanno davvero una loro logica, deve essere ben nascosta dietro una coltre di banalità così fitta da renderla invisibile.

Comunque, ci sono momenti davvero rari in cui la vita sembra trovare pace e mostrarsi; la macchina complessa mostra i suoi meccanismi più intimi e per brevi attimi appare evidente come questi si basino sulla logica del caos, che definitiva riesce a dare una spiegazione a tutti i fenomeni. Sono attimi effimeri che passano inosservati per poi sparire velocemente, senza che nessuno possa testimoniarne la presenza.

Sociologi e psicologi cercheranno di dare delle spiegazioni, aiutandosi con teorie di tipo economico e ricerche antropologiche. Si chiederanno: Cos’è l’uomo? Che cosa significa essere Spagnoli? Come siamo arrivati a tutto ciò? Dio esiste? E l’etica? Esiste un ordine delle cose? Esiste per noi una possibilità di salvezza come popolo? E come individui? Questi studiosi porteranno avanti le loro ipotesi, senza sapere che una risposta a molte di queste domande è già stata data, senza che nessuno se ne accorgesse, in quei brevi momenti in cui i segreti meccanismi del caos si sono rivelati beffardi e indisturbati.

Documentare l’invisibile

Arriva un momento nella vita del fotografo in cui  documentare la realtà non è più sufficiente. Documentare la superficie equivale a prendere nota dei sintomi, delle conseguenze ed essere fuori ritmo. Quando si vuole davvero indagare sul senso della vita, diventa indispensabile trovare un modo per documentare il non visibile, l’essenziale. Le vere dinamiche.

Se si ignora la superficie e si presta attenzione ai segnali, nelle immediate vicinanze del fotografo (in questo caso, la fertile regione del Levante, la costa est del paese, una selle aree più calde della Spagna odierna) sarà possibile trovare un modello in scala di tutto, un sorta di laboratorio in cui questi meccanismi si mostrano liberamente. Non bisogna andare troppo lontano per trovare le prove dei fenomeni più importanti. “El porqué de las naranjas”  non è quindi un ritratto del Levante, ma del suo spirito e quindi dello spirito dell’intera Spagna.

Il metodo
Il metodo sta appunto nel catturare la logica nascosta e le connessioni, così come un fisico nucleare cerca di catturare il bosone di Higgs: andare per strada cercando di scovare le particelle elementari, nel tentativo di rendere visibili le leggi che regolano l’universo. La procedura consiste nell’uscire e andare a caccia di quei fantasmi che solo la macchina fotografica è in grado di rivelare.

“Vestire un’idea in una forma sensibile”, come hanno fatto i poeti Simbolisti, ma con una sostanziale differenza: qui non si tratta di costruire delle immagini, ma di riconoscerle. Le immagini non vogliono rivelare nulla, ma è come se lo facessero. Il procedimento consiste nel camminare sempre con gli occhi aperti, vagando in superficie, in attesa di cogliere il momento in cui la realtà si mostra per come è e quindi immortalarla. Si tratta di scorgere la verità, qualcosa di complesso e concreto, che il fotografo è in grado di riconoscere immediatamente. Non si tratta di spiegarla, non fa parte del suo lavoro. Basta dire: “questo è ciò che ho trovato. Qui qualcosa sta accadendo; qui potrebbe esserci una risposta”.

Per il tipo di domande che ci riguardano, queste immagini sono le sole possibili risposte. Non possiamo aspettarci molto di più da loro: non hanno un loro sviluppo, non possiamo estrapolarle e non ci consentono di giungere ad alcuna conclusione. Un’analisi sembrerebbe illogica, poiché le loro connessioni sono puramente fotografiche, non sono riconducibili a delle parole. Ciononostante, vedendole ci rendiamo conto della loro veridicità, del fatto che contengono una chiave, intrappolata in un isotopo stabile. Sono punti di riferimento che ci permettono di tracciare il nostro cammino, di aprire una via ferrata verso una migliore comprensione. La cattura del bosone di Higgs: una volta avvenuta, abbiamo una prova.

Il viaggio
Per il fotografo, questo processo è un viaggio intimo che gli impone di eliminare i filtri della ragione, di abbassare ogni barriera e di aprire la propria mente, connettendola all’ambiente circostante. Gli richiede di immergersi nell’inspiegabile, alla ricerca di segni. Per l’occhio esperto e l’anima sensibile e attenta, la realtà è un qualcosa di stupefacente.

Allora arriva il momento per sedersi ed osservare ciò che è stato catturato, di interpretarlo e filtrarlo, per eliminare ciò che è facilmente comprensibile e lasciare solo ciò che risulta misterioso.

Per lo spettatore il risultato, una volta distillato, sarà un viaggio estremo e inquietante, una totale immersione in una logica più profonda e potente della ragione. Le meccaniche del caos si trovano proprio lì e la loro forza disturba.

A volte nel bel mezzo del gioco, Dio gira una delle sue carte e ce la mostra, facendosi beffe di noi. Ci sconfigge. Questa raccolta d’immagini è ciò che il fotografo è stato capace di riconoscere all’interno del mazzo di carte.

Luis Lopez Navarro, 2014

Ricardo Cases nato ad Orihuela, Alicante (Spagna) nel 1971, ha conseguito una laurea in Scienze dell’Informazione presso l’Universidad del País Vasco, Bilbao (Spagna). Nel 2006 entra a far parte del Collettivo Blank Paper.
Nel 2008 crea con il designer Natalia Troitiño “Fiesta Ediciones” e dal 2013 è membro della piattaforma AMPARO. Dal 2007 svolge la sua attività di insegnante presso la scuola di fotografia Blank Paper, l’Istituto Europeo di Design (Madrid, Spagna) e l’EFTI (Madrid, Spagna).
Attualmente è rappresentato da La Fresh Gallery (Madrid, Spagna), la Galería Angeles Baños (Badajoz, Spagna) e La New Gallery (Madrid, Spagna).
È interessato a ciò che è umano e antropologico. Al di là del sociale e documentario cerca le pulsazioni veritiere e universali sotto la superficie del banale, spesso kitsch, ma anche affascianate della Spagna contemporanea.