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Alessandro Penso – Pictures from: Lesbos, Lost Generation, Refugees in Bulgaria

Pictures from:

Lesbos
Second l’UNHCR, circa 850.000 rifugiati e migranti, bambini inclusi, approdarono in Grecia nel 2015. Di questi, solo 500.000 sono arrivati a Lesbos, isola greca a circa 8 miglia nautiche dalla costa della Turchia. Sebbene centro dei flussi migratori, Lesbos non ha nulla da offrire ai Siriani, Afghani, Iracheni, i richiedenti asilo e migranti che vi sono giunti. Una volta raggiunte le sponde europee, hanno dovuto affrontare la scalata verso l’isola, attraverso la montagna, hanno passato giorni e notti campi profughi affollatissimi, luoghi in cui spesso la disponibilità di una tenda non era nemmeno garantita e dove i servizi di base per l’igiene venivano a mancare. Ma era lì che dovevano restare, in attesa di venir registrati per poter attraversare legalmente la Grecia e continuare così il loro viaggio verso l’Europa, verso paesi come la Germania o la Svezia.

Lost Generation

Lost Generation è la storia di migranti giovani e spesso minorenni, che lasciano il loro paese natale per entrare nell’Unione Europea, attraverso la Grecia. Ogni giorno in Grecia, questi giovani affrontano le difficoltà di un paese severamente colpito dalla crisi economica.
La Grecia detiene inoltre il più alto tasso di rifiuto per i richiedenti asilo, raggiungendo il 99.5% nel 2012. Molti giovani migranti vedono l’Europa come la loro ultima speranza per un futuro e tentano di lasciare la Grecia ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, disperatamente, sopportando condizioni estreme. La guerra che si lasciano alle spalle è, spesso, solo il preludio di una più grande tragedia.

Refugees in Bulgaria

Nel 2013, a causa della guerra in Siria, la Bulgaria si è ritrovata al centro dei flussi migratori come mai prima.
Presa alla sprovvista, ha visto l’arrivo di circa 11.000 rifugiati e richiedenti asilo al proprio confine nel giro di pochi mesi, portando il Governo bulgaro a definire tale fenomeno come la più grande emergenza umanitaria mai affrontata negli ultimi 90 anni.

La Bulgaria si è tirata addosso aspre critiche a causa della gestione a tale crisi, tanto da indurre l’Unione ad inviare 6 milioni di euro, soldi che la Bulgaria ha usato per riorganizzare i campi profughi e rafforzare il controllo dei confini con la Turchia.

Questo lavoro osserva il problema dell’immigrazione in Bulgaria e ora che la crisi è passata, vuol documentare i cambiamenti a cui questo paese è stato sottoposto a causa appunto dell’immigrazione, dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

Alessandro Penso ha studiato psicologia clinica presso l’Università della Sapienza di Roma. Nel 2007, riceve una borsa di studio in fotogiornalismo presso la Scuola Romana di Fotografia. Sin dalla fine dei suoi studi, Alessandro riceve numerosi premi:

– PDN Photo Student Award
– PDN Photo Annual Award
– Px3
– Project KLauncgh Award a Santa Fe 2011
– TAG Award di Terry O’Neil 2012
– Sofa Global Award 2013
– 1st General News del World Press Photo
– Magnum Foundation Emergency Found
– Burn Emergency Photographer Found

Impegnato attivamente nel sociale, Alessandro negli ultimi anni si è dedicato al problema dell’immigrazione nel Mediterraneo. Durante questo periodo, ha svolto il proprio lavoro presso centri di detenzione a Malta, si è interessato della situazione degli immigrati che lavorano come operai nel Sud Italia e dei giovani rimasti nel limbo in Grecia. Il suo intento è quello di attirare l’attenzione sulle ingiustizie sulla situazione degli immigrati dell’Europa dei margini, obiettivo per il quale Alessandro ha intenzione di lavorare per i prossimi mesi ed anni a seguire.
Egli è inoltre consapevole della chiusura culturale che si è andata a creare nei paesi del Mediterraneo a causa delle difficoltà di tipo economico e sociale, le quali hanno portato a fenomeni come la xenofobia e la violenza, ostacoli insormontabili per i migranti che cercano di accedere ai più basilari diritti umani. Nel 2012, Alessandro ha assistito ad un episodio di violenza sugli immigrati a Corinzia, Grecia, in cui un giovane di nome Mostafa venivae investito da un’auto. Questa esperienza ha spinto Alessandro a perseverare nel suo lavoro di risveglio delle coscienze a riguardo e alla lotta contro la xenofobia e la violenza razziale. Non solo, Alessandro spera che il suo lavoro possa portare alla fine della disumanizzazione e allo stereotipo che si ha verso gli immigranti, fenomeni alimentati dalla politica. Il suo lavoro ha fatto l sua comparsa in famose testate come lo Stern Magazine, The Guardian, BBC, The New York Magazine, Businessweek, Time Magazine, The International Herald Tribune, Human Rights Watch, L’Espresso, Internazionale, D di Repubblicxa, Vanity Fair Italia, El Periodico, Le Journal de la Photographie, Enet ed Ekathimerini.